Un esempio di buona comunicazione: lettera agli esercenti

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Gentile Cliente,

è consuetudine aziendale consolidata che io invii il listino dei nuovi vini accompagnato da una lettera. L’usanza nacque molto tempo addietro quando, giovane viticoltore, mi parve quello il modo più semplice e diretto per comunicare intorno ai vini, all’azienda, in realtà per condividere con altri l’entusiasmo grande che nutrivo per questo lavoro.

Il tempo cambia le cose e le persone. Innanzitutto incrementa la conoscenza. Oggi so di più delle mie viti, dei miei vini, del mio terroir. Ciò mi consente di vedere e prevedere meglio, dunque mi sostiene l’entusiasmo di migliorare sempre, fortificando quello d’un tempo.

Tuttavia il tempo ci fa conoscere meglio anche il mondo che ci circonda, capire e prevedere le mosse degli altri, ci fa sapere dei meccanismi che stanno dietro alle cose, dietro a un vino, una bottiglia. Ci fa vedere ciò che non si vede, così come a me ora è possibile di una vite spoglia senza foglie intuire il sapore del vino che ne uscirà, ottenere o pilotare con la potatura la forma della vite che sarà.

La conoscenza ci regala quel briciolo di saggezza per capire che l’entusiasmo che mettiamo nelle nostre piccole ma titaniche battaglie per strappare un sapore, un profumo o la guerra per non perdere per strada quella sottile sfumatura che dimostra a me e forse a nessun altro che il tal vino viene proprio dal tal vigneto può apparire ridicolo, se non folle addirittura agli occhi dei più. Da ciò nasce il pudore. 

E’ qualche anno che in questa lettera non parlo più dei miei vini e di ciò che serve per farli perché, come ho già spiegato, mi risulta difficile trovare il registro e le parole. Il linguaggio dei pubblicitari contempla la bugia. Nessuno s’indigna delle menzogne della pubblicità, anzi, esse ci divertono. Il linguaggio dei pubblicitari è traslato ai promotori, ai comunicatori professionisti, per migrare tra i commerciali. Io che svolgo il duplice ruolo di tecnico e commerciale trovo difficoltà ad adeguarmi. Perché il linguaggio dei tecnici è quello della verità, e quella ha da essere una, secondo gli insegnamenti della scienza di Galileo. 

La mia più fortunata e riuscita realizzazione raccontata con le nude parole della verità non potrà che apparire inadeguata rispetto a quanto glorificato con l’aiuto della fervida immaginazione dei pubblicitari. Così, io che tante notti perdo a tentare di fare vino più buono, che dovrei dire al cospetto di chi sostiene che a farglielo buonissimo il vino è direttamente la Natura? Io che cerco di difendere a denti stretti i sottili aromi caratterizzanti la provenienza dei miei vigneti, che figura ci farei nel confronto di chi inneggia al vino ossidato come l’espressione più acuta del territorio? Io che da un quarto di secolo faccio sforzi estremi per minimizzare l’impatto ambientale, che potrei aggiungere in presenza di chi lascia intendere a mezzo stampa l’impossibile (e dunque il falso): l’abolizione degli antiparassitari dai vigneti?

No, m’ero ripromesso di non dire e ho detto troppo. Ora vado, devo seguire i lavori della nuova cantina. Una cosa a mezzo fra una galleria ed una grotta scavata dietro la cintura dei fabbricati in pietra di questo antico piccolo borgo abbarbicato ai piedi della collina, proprio sotto, meglio, dentro, nella pancia del XXX. Il progettista ha avuto la ferma disposizione che nulla dovrà far intuire l’esistenza d’una cantina dall’esterno: vietate finestre, porte e persino camini affinché nulla possa smascherarla. Cantina che spero funzionale, oltre che bella. Che come un kimono antico che è prezioso per la fodera nascosta, potrà mostrarsi, spero, bella, solo per chi la vorrà vedere. E là, nel ventre della collina che m’è più cara, in quell’intimità potrò fare ancora migliori i miei vini. E potrò incontrare chi mi piace, e coloro cui il mio vino piace e allora le barriere del pudore potranno rarefarsi e le parole sì, acquisiranno un senso. Dunque, là, finalmente, si potrà parlare.

Nel frattempo, se lo desidera potrà incontrare me e i miei vini a Verona, Vinitaly, Pad. XXX.

Ringraziandola per l’attenzione, porgo i miei più cordiali saluti

XXX

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